Sabato 25 febbraio, nella chiesa e convento di sant’Antonio a Nocera inferiore, si è tenuto il primo di quella che si spera, sarà una lunga serie d’incontri dedicati alla coppia, rispondendo a un’esigenza, forse troppo a lungo trascurata, e che c’è ricordata dall’articolo otto del “nostro volto”.

Si è trattato di un bellissimo momento di condivisione e formazione per coppie di gifrini ma anche coppie in cui solo uno ha intrapreso il percorso della gioventù francescana, come nel nostro caso, ed ha rappresentato per me, gifrina, una possibilità preziosissima di condividere con la persona che amo una parte così importante della mia vita.

Dopo un piccolo momento di accoglienza con annesso buffet (molto gradito) si è tenuto un momento formativo in cui una giovane coppia di sposi, Massimo e Venere, ci ha condiviso, molto sinceramente ed umilmente, il suo percorso come coppia, sia durante il fidanzamento che durante il matrimonio. Con loro abbiamo riflettuto su aspetti molto importanti della vita di coppia, su cui non molto spesso ci soffermiamo. Abbiamo iniziato a riflettere ponendoci una domanda: “Perché lo\la amo?”. Per rispondere a questa domanda così difficile solitamente proviamo a pensare a molte possibili risposte: “perché mi fa ridere”, “perché mi completa”, qualcuno ha molto poeticamente detto “perché nella mia vita rappresenta un piccolo miracolo”. Tutte risposte bellissime, probabilmente anche vere ma, inaspettatamente, sono tutte “sbagliate” perché cercando una motivazione a cui legare il nostro amore nei confronti di una persona non stiamo amando in modo “incondizionato” ma calcolato, come se in caso venisse meno quella particolare qualità nella persona che diciamo di amare il nostro amore potesse finire. Abbiamo continuato la nostra riflessione cercando di capire a che punto della nostra relazione ci troviamo, in particolare pensando al passaggio dal “mi sono innamorato” al “lo\la amo”. Il ragionamento che Massimo e Venere ci hanno illustrato è molto semplice, quasi elementare: nel primo caso stiamo parlando di un verbo riflessivo e usandolo mettiamo inconsciamente noi stessi al centro, mentre nel secondo caso il verbo è transitivo e il suo centro è l’oggetto del nostro amore. In questo secondo caso si verifica un’ “esodo”, l’ “io” esce da se e gratuitamente si dona all’altro.

DONO. Altra parola chiave. Servendoci di un passo tratto dal libro della Genesi (Gen 2,18-25) abbiamo ragionato sul fatto che amare è donarsi reciprocamente e che noi stessi siamo un dono importante nella vita dell’altro. La dichiarazione più bella e più vera che potremmo ricevere è “tu sei il mio dono”.

Successivamente abbiamo individuato i vari tipi di amore: l’amore amicale, l’amore fisico e soprattutto l’amore gratuito, ovvero la “Caritas”. Per riflettere su quest’ultimo abbiamo letto alcuni passi dell’ “amoris laetitia” del papa, precisamente il 92, il 94, il 95, il 97, il 99, il 101, il 104, il 105, il 109 e il 111 che vi consigliamo di leggere. Come ultima tappa della nostra riflessione abbiamo ragionato sulla trasformazione che due persone subiscono durante la vita di coppia e poi, se decidono di compiere questo passo, durante il matrimonio. Quando si sta insieme si rischia di perdere le singole identità, pensando alla coppia come un’unica persona, mentre invece è di fondamentale importanza continuare a coltivarle, come se tra le due persone ci fosse una “e” di congiunzione che unisce ma mantiene distinte le due personalità. Questa “e” in ogni coppia deve essere Dio e intorno a Lui bisogna costruire tutto. Cercare Dio vuol dire cercare L’amore, e il modo migliore di vivere la coppia è compiere questa ricerca insieme.

L’amore coniugale è diverso da tutti gli altri tipi di amore, non si autoalimenta ma va continuamente alimentato, è come un arco in cui le due colonne, che rappresentano i due sposi, si dividono equamente il peso e nessuna può portarne di più rispetto all’altra altrimenti tutto crollerebbe. Dopo la formazione abbiamo vissuto tutti insieme la messa, celebrata da Fra Gianfranco Pasquariello, che è stata un momento davvero molto speciale in quanto non abbiamo ricevuto l’Eucarestia dal sacerdote bensì ogni coppia se l’è scambiata a vicenda. Alla fine c’è stata una cena a cui ognuno di noi ha contribuito portando qualcosa e abbiamo mangiato tutti insieme in un clima di gioia e leggerezza. È stata una giornata molto preziosa e interessante che ci ha dato la possibilità di capire qualcosa in più sulla nostra relazione affettiva e, per una coppia come la mia ha rappresentato un’importante occasione di comprensione reciproca, per cui ci sentiamo di ringraziare tutti coloro che vi hanno contribuito.

In Francesco e Chiara,

Chiara e Alessio